Il nauragio della nave crociera
Costa Concordia, assieme ad altri incidenti in mare di importanti navi sono stati uno choc e un amaro risveglio per chi considera nulla la possibilità di simili accadimenti, soprattutto per il fatto che gli strumenti di bordo sembrano capaci di risolvere qualsiasi problema, mentre i gravi errori umani e la complessità dell'ambiente nave unitamente a qualche dose di sfortuna hanno creato il disastro.
Questi fatti hanno rimesso in luce e riacceso l'orgoglio dei comandanti lussignani, cittadini dell'isola dove sono nato, in Istria, di coloro che ancora ricordano gli anni di scuola
all'Istituto Nautico di Lussinpiccolo, la guerra, le fughe sfidando l'Adriatico sotto il vento forte della bora scura invernale, i difficili anni del dopoguerra, gli imbarchi precari, la rinascita economica lontano dall'isola natìa.
Il comandante Antonio Bonaldo, con la sua tonante e profonda voce da basso che si udiva in ogni angolo della nave, esclamò:
"Mai la compagnia armatrice ha osato darmi ordini, ho sempre condotto di persona la mia nave, valutando rischi, pericoli,
rotte!"
Così anche come Luigi Bhom, Ottavio Piccini, Claudio Smaldone, Livio Stuparich, Giovanni Ottoli... e tanti altri che hanno descritto le loro vicissitudini, molti hanno ricevuto le medaglie d'oro di lunga navigazione, tutti sono fieri della loro carriera.
E, dei tempi precedenti, non posso non ricordare Roberto Stupanich, Antonio Hreglich, Arrigo Gladulich, Mario Gladulich, Nestore Martinolich, Marino Scopinich, Antonio Ivani e decine di altri...
L'orgoglio e l'onore del comandante in primis, colui che detiene il potere assoluto e la possibilità totale (come dovrebbe essere stato il comandante Schettino della nave Concordia), era un assioma che i lussignani imparavano alla Scuola Nautica sin dal 1805, quando all'epoca era una scuola privata fondata dal medico Bernardo Capponi e dai sacerdoti don Stefano e don Giovanni Vidulich.
Una lunga tradizione del mare che ancora oggi investe i miei compaesani lussignani nel mondo, pur con attività diversificate: navi, cantieri, forniture navali, ingegneria navale, sono un atavico legame con le radici e le esperienze degli avi.
Mio padre stesso, era oltre che ad essere un bravo marinaio in tempo di guerra, era anche un "maestro d'ascia", ed era in grado di costruire tutto da solo, facendo anche il proggetto, barche da diporto da 3 metri in sù. L'ultima che aveva costruita durante la sua vita è stata una "Passera Lussignana" di 8 metri, creata nelle poche ore dopo lavoro e nei fine settimana.
L'INCHINO delle navi
Le navi che passavano nell'isola di Lussino, davanti ad una chiesetta, l'inchino è sempre stato fatto, salutando con dei fischi il passaggio vicino alla costa, come fù con il tragico 'inchino' della Costa Concordia.
Come tutti i Comandanti lussignani, risalendo l'Adriatico con la nave alla volta di Trieste, il Comandante rendeva omaggio alla chiesetta della Madonna Annunziata passando ad andatura ridotta nei pressi di punta Madonna, a Cigale, salutando con tre fischi lunghi quel piccolo tempio carico di sacri ricordi della marinerìa adriatica. Era un gesto simbolico che da sempre facevano i marinai di Lussino, in assoluta sicurezza, per ringraziare e chiedere protezione alla Signora del Mare e salutare con gli altri due fischi le madri e le mogli che vedevano passare la nave.
Anche i grandi Comandanti del passato erano soliti portarsi nei pressi di punta Madonna con i loro bastimenti, per rendere omaggio alla Madonna e salutare i Lussignani.
Nel 1927 "el Barba" Roberto Stuparich, nel viaggio inaugurale della _Saturnia_ , varata nel '''Cantiere Navale Triestino di Monfalcone''', salutò la Madonna Annunziata, al traverso, avvicinandosi in sicurezza alla costa.
L'avvenimento è immortalato nella foto che ho inserito qui in Ciao, interessante!
Quanta differenza, quale tragico abisso di cultura e di competenza in questo "inchino" marinaro, tra i grandi "nautae" di una nobile tradizione adriatica e il folle, sprovveduto e codardo comportamento di un marittimo, che da mesi è alla ribalta delle cronache, che assieme a questa nave Concordia a lui affidata ha affondato l'orgoglio di una Marina Mercantile che i miei avi lussignani hanno contribuito non poco a far crescere, portando nei mari del mondo piroscafi superbi, di cui tutta l'Italia andava fiera.
La flotta mercantile con le sue più illustri navi passeggeri e i loro comandanti erano il fiore all'occhiello del Paese, la più prestigiosa "carta di identità" dell'Italia all'estero.
Competenza nautica, responsabilità, dignità e onore erano i valori che venivano tramandati ed affinati nella scuola della vita del mare e nella disciplina appresa nelle aule '''dell'Istituto Nautico''' del mio paese, Lussinpiccolo.
Sconforta oggi il vuoto della motivazione del gesto, a fronte della gravità del disastro di Costa Concordia.
Sconforta ed amareggia l'inamia che viene gettata sull'immagine della nostra Marina Mercantile che nel vissuto collettivo della Nazione si identifica con la storia dei grandi translatlantici italiani del passato e con le "navi bianche" dedicate esclusivamente alle crociere, iniziate proprio con l'Italia alla fine degli anni '60 e proseguite con grande prestigio sino ad oggi con un ruolo al primo piano della nostra caratteristica nazionale.
Sconforta vedere come un gesto marinaro simbolico e sicuro (nelle mani di marinai "veri") si sia trasformato in una sorta di drammatica "bravata" priva di alcun significato, espressione di un mondo sempre più massificato, di un turismo di massa "usa e getta", senza motivazione, senza anima, senza cuore.
Sconforta rilevare come ciò avvenga ad opera di marinai senza radici, marinai senza onore. Uomini che rappresentano drammaticamente il Paese di oggi: persone, a cui viene dato il comando, prive di competenza e che continuano a negare l'emergenza di fronte al disastro imminente.
Tratto da il Foglio n.38 2012 della Comunità
di Lussinpiccolo

Lussinpiccolo 28 ottobre 1973. La
nave "Italia" al comando di Giuseppe de Luyk, rende
omaggio alla Madonna di Cigale

Lussinpiccolo 21 settembre 1927. La
nave "M/N Saturna" al comando di Roberto Stuparich
rende omaggio alla Madonna di Cigale
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